Rendi il nuovo anno una benedizione per te e per gli altri.

Vuoi davvero che sia un buon anno? Credi realmente in ciò che hai appena augurato alle persone che ami? Allora comincia a darti da fare, il primo gesto da compiere è molto semplice.

Anche tu hai appena finito di fare a tutti gli auguri di buon anno nuovo. Vorresti vedere cambiare tante cose, hai la fiducia e lo sprint dei nuovi inizi ma poi, lì fuori, vedi la realtà sempre uguale a se stessa e, alla fine, tutta questa speranza ti sembra solo un’illusione destinata a finire in pochi giorni. Non è così! Non lasciare che sia così!

Ti dirò un’ovvietà: tutto comincia da dentro. La vita inizia nel grembo materno, i sogni, le intuizioni, i progetti si accendono prima all’interno di te stesso. Solo dopo aver concepito un cambiamento dentro di te puoi nutrirlo con le azioni e concretizzarlo all’esterno.
Ma allora cosa ti serve per passare dalla teoria alla pratica?
Solo la tua auto-benedizione! Puoi fiorire se dai forza alla tua stessa bellezza, riscoprila, ricordartela ogni singolo giorno. Non aspettare che siano gli altri a farlo. Coltiva te stesso come il tuo fiore più prezioso e renderai ogni tua gemma in grado di sbocciare, a beneficio tuo e di tutti gli altri.

Che sia un anno ricco di te.

Ti dedico questa poesia che esprime al meglio ciò che voglio augurarti.

San Francesco e la scrofa

La gemma rappresenta ogni cosa,
anche le cose che non fioriscono,
poiché tutto fiorisce, da dentro, e si auto‐benedice;
anche se certe volte è necessario
tornare a insegnare a una cosa la sua stessa bellezza,
posare una mano sulle ciglia del fiore
e ripeterglielo in parole, toccandolo
è bello
finché non rifiorisce da dentro, auto‐benedicendosi;
così come san Francesco
posò la sua mano sulla fronte rugosa
della scrofa, e le impartì in parole, toccandola,
la benedizione della terra sulla scrofa, e la scrofa
iniziò a ricordarsi della sua spessa lunghezza,
dal grugno terroso
attraverso foraggio e acqua sporca fino al ricciolo spirituale della coda,
dalla dura, puntuta spinosità della schiena
giù lungo il suo grande cuore infranto
fino all’azzurra, lattiginosa aria sognante che freme e zampilla
dai quattordici capezzoli alle quattordici bocche che succhiavano
e soffiavano lì sotto:
la sua lunga, perfetta bellezza di scrofa.

Galway Kinnell, traduzione italiana di Massimo Morasso.

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